Pubblicato su Scientific Reports uno studio sui biomarcatori sierici per monitorare il danno nervoso nella CMT2A, aprendo la strada a trial clinici più efficaci
27 maggio 2026
Questa importante ricerca, sostenuta dalla nostra Associazione Progetto Mitofusina 2 ETS, è stata condotta dai ricercatori del “Centro Dino Ferrari” dell’Università degli Studi di Milano e del Policlinico di Milano, in collaborazione con l’IRCCS E. Medea di Bosisio Parini (Lecco), coordinati dalla Prof.ssa Stefania Paola Corti e dalla Dott.ssa Elena Abati del Laboratorio di Cellule Staminali Neurali del “Centro Dino Ferrari”.
Per il Progetto Mitofusina 2 ETS, questa pubblicazione rappresenta un risultato particolarmente significativo, perché si inserisce nel percorso di ricerca che la nostra associazione sostiene con continuità e serietà, per contribuire alla comprensione della CMT2A e allo sviluppo di strumenti utili per futuri studi clinici. Ringraziamo pertanto i nostri ricercatori per il loro costante impegno e ci congratuliamo per gli ottimi risultati raggiunti.
LO STUDIO
La principale scoperta di questo studio è un biomarcatore misurabile nel sangue, capace di rilevare il danno ai nervi periferici nella malattia di Charcot-Marie-Tooth di tipo 2A (CMT2A). Per la prima volta, uno studio valuta in modo sistematico i biomarcatori sierici in una coorte di pazienti affetti da CMT2A, la forma assonale più comune di neuropatia periferica ereditaria, causata da mutazioni nel gene Mitofusina 2 (MFN2).
La CMT2A è una malattia neuromuscolare rara che causa una progressiva degenerazione delle fibre nervose, con debolezza muscolare, perdita della sensibilità e difficoltà nel cammino. A oggi non esiste alcuna terapia approvata e, fino a questo studio, mancavano strumenti oggettivi per misurare la progressione della malattia o valutare l’efficacia di nuovi trattamenti.
La ricerca, coordinata dalla Prof.ssa Stefania Paola Corti e da Elena Abati, ricercatrice del Laboratorio di Cellule Staminali Neurali del “Centro Dino Ferrari”, ha misurato nel sangue quattro molecole candidate in 15 pazienti affetti da CMT2A, 10 controlli sani e 16 pazienti affetti da altre malattie neuromuscolari: Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) e Atrofia Muscolare Spinale (SMA) di tipo 3. Gli stessi biomarcatori sono stati valutati nel modello animale transgenico di CMT2A, cioè geneticamente modificato per riprodurre la malattia umana.
“Il neurofilamento a catena leggera — NfL — si è rivelato elevato nel sangue dei pazienti con CMT2A rispetto ai controlli sani, e questo dato è stato confermato anche negli animali affetti”, spiega Elena Abati, prima autrice dello studio. “I livelli di NfL nei pazienti con CMT2A sono risultati intermedi tra quelli osservati nei pazienti affetti da SLA e SMA3: questo suggerisce che il biomarcatore possa aiutare a distinguere la CMT2A da condizioni clinicamente simili, con un semplice prelievo di sangue”.
Lo studio ha identificato un secondo biomarcatore promettente: l’FGF21 (Fibroblast Growth Factor 21), una proteina che aumenta quando le cellule sono sottoposte a stress mitocondriale, cioè a un’alterazione del funzionamento dei mitocondri, le “centrali energetiche” della cellula. Anche questo biomarcatore è risultato significativamente elevato nei pazienti con CMT2A. Il dato è coerente con il meccanismo alla base della malattia: la CMT2A è infatti causata da mutazioni del gene MFN2, fondamentale per il corretto funzionamento dei mitocondri. Le alterazioni di questo gene compromettono la fusione e il trasporto dei mitocondri all’interno delle cellule nervose, contribuendo al danno progressivo dei nervi periferici tipico della malattia.
“Disporre di biomarcatori validati nel sangue significa poter misurare oggettivamente l’effetto delle nuove terapie — inclusi gli approcci di terapia genica che stiamo sviluppando — senza ricorrere a procedure invasive”, sottolinea Federica Rizzo, co-autrice dello studio. “Questo studio è un tassello fondamentale verso trial clinici più efficaci e accessibili per i pazienti con CMT2A”.
Lo studio descrive inoltre tre nuove varianti del gene MFN2 (p.Ile88Val, p.Lys243Met, p.Leu733Pro), finora mai riportate in letteratura, ampliando ulteriormente la conoscenza dell’eterogeneità genetica della CMT2A.
La ricerca è stata resa possibile grazie al sostegno economico centrale dell’Associazione Progetto Mitofusina 2 Onlus, il cui supporto è stato determinante per portare avanti questa linea di ricerca. Un contributo fondamentale è venuto anche dai pazienti affiliati ad ACMT-Rete, l’associazione italiana per la CMT, che hanno partecipato allo studio su base volontaria e previo rilascio di consenso informato scritto, donando campioni biologici essenziali per la validazione dei biomarcatori.
Riferimenti
Pubblicazione scientifica
Abati E., Saccomanno D., Alberti C., Anastasia A., Gagliardi D., Ferri E., Arosio B., D’Angelo G., Cima R., Bassi M.T., Oldoni S., Comi G.P., Rizzo F., Corti S.P.
Investigating the role of serum NfL, FGF21, NCAM1 and GDF15 as disease biomarkers for Charcot-Marie-Tooth type 2A.
Scientific Reports, 16, Article number 16259, 2026. DOI: 10.1038/s41598-026-49537-5.
Investigating the role of serum NfL, FGF21, NCAM1 and GDF15 as disease biomarkers for Charcot-Marie-Tooth type 2A




