Le novità sulla CMT dal congresso PNS 2026
Dal 13 al 16 giugno 2026 Maastricht ha ospitato l’Annual Meeting della Peripheral Nerve Society – PNS, uno dei principali appuntamenti internazionali dedicati alle neuropatie periferiche.
La European CMT Federation – ECMTF ha raccolto le principali novità emerse dal congresso nell’articolo From genes to daily life: CMT research highlights from the 2026 PNS Annual Meeting in Maastricht, scritto da Filippo Genovese e pubblicato il 30 giugno 2026.
Il quadro che emerge è quello di una ricerca in forte movimento: non grazie a una singola scoperta risolutiva, ma attraverso progressi collegati tra loro nella diagnosi genetica, nella comprensione dei meccanismi della malattia, nello sviluppo di nuove terapie, nella ricerca di biomarcatori e nel miglioramento della qualità della vita delle persone con CMT.
La diagnosi genetica è sempre più importante
Uno dei messaggi principali emersi dal congresso riguarda il valore della diagnosi genetica.
Identificare con precisione il gene responsabile non significa soltanto dare un nome alla malattia. Può fornire indicazioni utili per l’assistenza clinica, la consulenza familiare, la partecipazione a progetti di ricerca e, in prospettiva, l’accesso a sperimentazioni rivolte a uno specifico sottotipo di CMT.
Gli studi presentati a Maastricht hanno confermato la grande eterogeneità genetica della Charcot-Marie-Tooth. I geni più frequentemente coinvolti possono variare nelle diverse aree geografiche e, accanto alle forme più conosciute, continuano a essere identificate varianti rare e nuovi geni associati alle neuropatie ereditarie.
Tecnologie come il sequenziamento a lettura lunga, il sequenziamento dell’RNA, l’analisi del pangenoma e alcuni strumenti basati sull’intelligenza artificiale potrebbero aiutare a risolvere casi rimasti senza diagnosi dopo gli esami genetici tradizionali. Per alcune persone potrebbe quindi essere utile rivalutare in futuro risultati genetici ottenuti diversi anni fa.
Comprendere i diversi meccanismi della CMT
La CMT non è una sola malattia, ma una grande famiglia di neuropatie ereditarie. Le diverse forme possono essere provocate da meccanismi molto differenti.
In alcuni casi viene prodotta una quantità eccessiva di una proteina; in altri la proteina è insufficiente, alterata o tossica. Possono inoltre essere coinvolti la mielina, il trasporto lungo gli assoni, il funzionamento dei mitocondri, la produzione di energia e le risposte cellulari allo stress.
Per studiare questi processi, i ricercatori utilizzano modelli sempre più vicini alla malattia umana: cellule staminali derivate dai pazienti, motoneuroni, neuroni sensitivi, cellule di Schwann, organoidi e sistemi cellulari complessi.
Questi strumenti consentono di osservare in laboratorio ciò che accade nelle diverse forme di CMT e di valutare possibili strategie terapeutiche prima del passaggio alla sperimentazione clinica.
Terapie geniche: strategie diverse per forme diverse
Il professor Kleopas Kleopa ha presentato una relazione sullo stato attuale delle terapie geniche per le neuropatie CMT.
Le strategie allo studio comprendono la sostituzione di un gene mancante, la riduzione dell’attività di un gene prodotto in quantità eccessive, il silenziamento di una copia dannosa, la correzione del DNA e la compensazione di un processo cellulare compromesso.
Una delle difficoltà principali riguarda la capacità di far arrivare il trattamento alle cellule interessate. Nelle forme assonali, come le CMT2, il bersaglio può essere rappresentato dai motoneuroni, dai neuroni sensitivi o dai lunghi assoni. Nelle forme demielinizzanti è invece necessario raggiungere soprattutto le cellule di Schwann.
A questo scopo vengono studiati vettori virali, come quelli basati su AAV, ma anche sistemi non virali, tra cui le nanoparticelle, e differenti modalità di somministrazione.
CMT2A: ristabilire l’equilibrio mitocondriale
Nel passaggio dedicato alla CMT2A, Filippo Genovese scrive:
«Nella CMT2A, causata da mutazioni di MFN2, i ricercatori stanno studiando strategie per ristabilire l’equilibrio mitocondriale, sostituendo, aumentando o correggendo la funzione della mitofusina.»
— Filippo Genovese, European CMT Federation – ECMTF
Si tratta di un’indicazione particolarmente significativa per la nostra comunità. Le strategie descritte mirano infatti a intervenire sui meccanismi direttamente collegati al gene MFN2 e alla funzione della Mitofusina.
La maggior parte di questi progetti si trova ancora nelle fasi di laboratorio o di sperimentazione animale. Il messaggio che arriva dal congresso è quindi di cauto ottimismo: la ricerca sta procedendo verso trattamenti costruiti sulla specifica causa genetica della malattia, ma sono ancora necessari studi per valutarne efficacia e sicurezza nelle persone.
Farmaci sperimentali e attivazione muscolare
Accanto alle terapie rivolte alla causa genetica, vengono studiati trattamenti che puntano a migliorare la funzione dei nervi, l’attivazione muscolare, la riparazione della mielina o le risposte cellulari allo stress.
Durante il congresso sono stati presentati anche i risultati preliminari dello studio SYNAPSE-CMT su ignaseclant, precedentemente denominato NMD670.
Si tratta di un farmaco sperimentale assunto per via orale e progettato per migliorare l’attivazione dei muscoli scheletrici. Lo studio ha coinvolto 81 adulti con diagnosi genetica di CMT1 o CMT2.
Il test del cammino di sei minuti, scelto come parametro principale, non ha mostrato un effetto del trattamento. Sono stati però osservati segnali incoraggianti in alcune valutazioni secondarie, tra cui la forza della presa, la destrezza delle mani e alcune misure funzionali degli arti inferiori.
Sono risultati ancora iniziali, che dovranno essere verificati attraverso studi più ampi e di maggiore durata.
Misurare meglio la progressione della malattia
Per comprendere se un trattamento funziona, è necessario disporre di strumenti capaci di misurare con precisione i cambiamenti provocati dalla malattia.
Nella CMT questo può essere complesso, perché la progressione è spesso lenta e varia in base all’età, alla gravità e al sottotipo genetico.
Diversi studi hanno quindi riguardato le scale di valutazione clinica utilizzate negli adulti e nei bambini, la formazione degli operatori che eseguono i test e lo sviluppo di strumenti digitali.
Sensori indossabili e analisi del movimento attraverso video registrati con lo smartphone potrebbero, in futuro, permettere di valutare il cammino e l’equilibrio nella vita quotidiana, non soltanto durante una visita in ospedale.
La ricerca sui biomarcatori
Un altro tema centrale è stato quello dei biomarcatori, indicatori misurabili che potrebbero aiutare a seguire l’evoluzione della malattia o a comprendere se un trattamento sta producendo un effetto.
Tra gli strumenti studiati figurano il neurofilamento a catena leggera nel sangue, alcune proteine plasmatiche, marcatori basati sull’RNA, esami delle urine, risonanza magnetica muscolare, ecografia dei nervi, neurografia mediante risonanza magnetica e biopsia cutanea.
Per la CMT non è stato ancora individuato un biomarcatore adatto a tutte le forme. La ricerca punta quindi a trovare indicatori sufficientemente sensibili, specifici per i diversi sottotipi e facilmente utilizzabili negli studi clinici.
In futuro, questi strumenti potrebbero permettere di rilevare l’effetto di un trattamento prima che si manifestino cambiamenti clinici evidenti.
Riabilitazione, ortesi e vita quotidiana
Non tutte le ricerche presentate a Maastricht riguardano terapie future. Numerosi studi hanno affrontato problemi che incidono già oggi sulla vita delle persone con CMT: difficoltà nel cammino, equilibrio, cadute, affaticamento, dolore, disturbi del sonno, attività fisica e utilizzo delle ortesi.
Nei bambini e negli adolescenti, l’impiego di plantari personalizzati è stato associato a un miglioramento della velocità del cammino e della lunghezza del passo e a una riduzione degli episodi di instabilità della caviglia, inciampo e caduta.
Sono stati inoltre presentati programmi di riabilitazione dell’equilibrio progettati con il coinvolgimento diretto delle persone con CMT. I partecipanti hanno sottolineato la necessità di percorsi flessibili, sicuri e adattabili alle diverse capacità e alle variazioni quotidiane dei sintomi.
Gli studi sulla fatica e sul sonno ricordano inoltre che l’assistenza non deve concentrarsi soltanto sulla debolezza di mani e piedi, ma deve considerare anche il dolore, il benessere psicologico, la scuola, il lavoro e la partecipazione sociale.
Le persone con CMT come partner della ricerca
Durante il congresso si è svolto anche un incontro nel quale quattro persone con neuropatia periferica hanno portato direttamente la voce dei pazienti all’interno del programma scientifico.
Chi convive con la malattia può aiutare i ricercatori a individuare gli aspetti che incidono maggiormente sulla quotidianità: ritardo nella diagnosi, fatica, dolore, cadute, utilizzo delle ortesi, accesso alla fisioterapia, lavoro, scuola, pianificazione familiare e impatto emotivo della progressione.
Secondo la European CMT Federation, le persone con CMT non dovrebbero essere consultate soltanto dopo che le decisioni sono state prese, ma contribuire fin dall’inizio alla definizione delle priorità e degli strumenti utilizzati nella ricerca.
Dalla ricerca alla vita quotidiana
Il congresso PNS 2026 ha mostrato un settore scientifico in forte evoluzione.
La diagnosi genetica sta diventando sempre più precisa, i modelli sperimentali permettono di comprendere meglio i differenti meccanismi della CMT e vengono sviluppate strategie terapeutiche rivolte a numerosi sottotipi.
Allo stesso tempo, la ricerca sulla riabilitazione, sulle ortesi, sull’equilibrio, sulla fatica e sui disturbi del sonno può contribuire già oggi a migliorare la qualità della vita.
Per la CMT2A, le strategie che mirano a ristabilire l’equilibrio mitocondriale intervenendo sulla funzione della mitofusina rappresentano una direzione di ricerca importante. Si tratta ancora di un percorso sperimentale, che richiede rigore scientifico e prudenza nella comunicazione, ma che conferma la crescente attenzione dedicata ai meccanismi specifici legati a MFN2.
Fonte: European CMT Federation – ECMTF
Autore dell’articolo originale: Filippo Genovese
Titolo originale: From genes to daily life: CMT research highlights from the 2026 PNS Annual Meeting in Maastricht
Pubblicato il: 30 giugno 2026
Sintesi e adattamento in italiano a cura di Progetto Mitofusina 2 ETS










